Asterisco n° 10

Asterisco n. 10
“Marco B”
Con Marco B, che è un modo amichevole di abbreviare un nome ed un cognome, cioè Marco Basilio di Vercelli, faccio spesso (nel senso che provo a fare) discorsi assai seri. Vanno bene, se ne riferisco, per la profondità (grande) che presumo possa caratterizzare – qua e là – gli AsteRischi e vanno bene per enfatizzare aspetti importanti dell’esistenza.
Primo: il movimento, con il quale ogni atto dell’uomo deve fare i conti milioni e più di volte al giorno, per poter vivere, assolvendo a compiti e funzioni primarie, o risolvendo problemi imprevisti, o stabilendo relazioni con altri, eccetera. Nell’eccetera c’è molto, c’è il movimento stile di vita, il movimento terapia, il movimento riabilitazione, il movimento nello sport. Volutamente non mi sto riferendo adesso (lo faccio qualche riga più avanti) al movimento come mezzo di espressione fondamentale del bambino, che è appunto il discorso più serio che intavolo con Marco B, alla ricerca di una maggiore comprensione di come si possa crescere al meglio e ci si possa preparare davvero a guidare la vita propria e magari quella di altri e di tanti altri. Il movimento, sappiamo assai bene, appartiene a tutte le fasi e le età della vita, allo stesso modo che vi appartiene il gioco.
Marco B è un esperto del movimento, perché lo ha studiato e lo ha insegnato e lo ha sapientemente ed abilmente proposto a chi gli ha chiesto di essere allenato da lui. Marco B è però un allenatore completo. Perché sa di gioco, è un esperto di gioco, di giochi, specie di quelli della tradizione (li chiamiamo tradizionali, di sempre: i bambini vi giocano da sempre, sempre alla stessa maniera, in ogni parte del mondo, senza che si siano conosciuti …).
Il gioco è la chiave per leggere il moto e per utilizzarlo, per esempio (certo, non esclusivamente) nello sport. Nelle università però non se ne parla, o se ne parla poco e, comunque, non tutti ne parlano. E non se parla praticamente in nessuna agenzia educativa, non se ne ha una vera cognizione nella famiglia, non così ampia nella scuola, pur essendo un diritto del bambino e un dovere dell’adulto nella tutela che quest’ultimo deve garantire.
Ma se non insegniamo il gioco ed il suo grande significato non possiamo insegnare né lo sport né l’allenamento: potremmo provarci (come fanno molti) ma non ci riusciremmo e non comprenderemmo né lo sport (praticamente, nessuno sa cosa sia realmente, di cosa sia fatto) né l’allenamento; se ne ha, di questo cioè, una visione monca, inconcludente, del tutto fuorviante. Lo sport, è ben noto, è fatto di movimento (ne stiamo del resto parlando negli AsteRischi dedicati all’allenamento sportivo).
Bene. Gli avevo chiesto (cioè a Marco B) di aiutarmi a riflettere sul gioco, provando a definirlo ancora una volta, per cercare di coglierne - ancora meglio di quanto da tanti anni facciamo - la vera natura e la reale funzione. Risulta chiaro che dobbiamo riferirci, per capire, al gioco motorio, al gioco di movimento, accostando e fondendo i due concetti, relativi a fenomeni che sono immanenti nella e caratterizzanti la vita della Persona.
Il concetto di gioco motorio è un concetto di base, il più importante che possa esistere quando si parla di formare gli uomini, di educare le Persone, di creare le premesse della vita vera di relazione e di pace tra umani.
Marco ci pensa e mi risponde che, a suo modo di pensare e di intendere, si potrebbe affermare che “il gioco spontaneo “non supervisionato” dei bambini sia come un rivolo d’acqua che scorre, scendendo per gravità in un rivoletto montano.” Banalità? Pensate che si tratti di banalità? Tutt’altro. Profondità, grandi. Il seguito di Marco B mi ha fatto dunque, assai riflettere: “l’idea comune che traspare … da molti attuali lavori sul gioco mi fa pensare all’acqua che scende da un qualsiasi rubinetto il cui meccanismo si apre e si richiude per necessità di colui che agisce e che regola a suo piacere il flusso di passaggio del prezioso liquido”. Ne cogliete il senso? L’adulto che decide il quando, il come, il cosa, il tempo. Tutto.
“Il gioco dei bambini è come l’acqua che scende in un torrentello: salta, zampilla tra pietre e balze, oppure scorre lentamente per acquietarsi temporaneamente, placando il suo incedere “illogico” [già, perché imprevedibile, senza un senso apparente, come molte volte la vita, la vita complessa …] in un piccolo bacino da cui, subito, riprende vigore; il suo incedere “informe” è paragonabile alla frenesia con cui un bimbo vorrebbe vivere, giocando, le esperienze di vita nel corso della sua giovinezza”.
“Nella sua corsa – Marco B è inarrestabile adesso – la velocità ed il volume dello scorrimento dell’acqua cambiano in ogni istante in modo rapsodico, …. tra scrosci, gorgoglii e fruscii, il suo procedere non è mai identico, uniforme e preciso. Ciò ricorda un campo di gioco in cui i bambini comunicano tra loro con sussurri, strepiti, strilli e schiamazzi, spesso impreziositi da risate fragorose e spontanee. Il suono di un rivolo d’acqua, come quello del gioco, che incede nel corso del tempo, fluendo in forma d'assoluta libertà, leggerezza e fantasia.
Mentre l’acqua scende zampillando verso valle, leviga senza sosta le pietre tra le quali si purifica e diviene sempre più limpida, imprigionando, nel contempo, sostanze che la rendono ancora più ricca e vitale per dissetare uomini animali e colture. Vale la pena ricordare, soprattutto per chi crede il contrario, che l’acqua, come il gioco, è il nutrimento essenziale per l’uomo: è indispensabile per il corretto funzionamento del suo organismo, dal cervello ai muscoli, al sistema cardiovascolare”. Così è del gioco motorio!
“Descrivere anticipatamente lo scorrere dell’acqua verso valle, mai uguale, sempre diverso, è difficilmente pronosticabile. Se prendiamo spunto dal motto “Le temps va, le sens va”, le esperienze di gioco scorrono inesorabilmente permettendoci di percepire il senso del tempo e, con esso, il valore dell’esistenza, la direzione e il significato delle nostre vite.”
Ne parliamo ancora, certo. Troppo importante per comprendere davvero tanti fenomeni della vita, incluso l’allenamento, ma con molto altro; anche la guerra. Anche la pace che gli stolti non trovano.