Il controllo e la corretta attivazione muscolare nel recupero funzionale della spalla


di Luca Marin e Matteo Vandoni

L’articolazione gleno-omerale è da sempre considerata la spalla, in realtà i movimenti dell’omero dipendono da un numero maggiore di articolazioni quali: sub-acromaliale, sterno-claveare, acromion-claveare e scapolo-toracica. Una multifattorialità molto complessa che se danneggiata può causare gravi danni.



I muscoli della scapola, dell’omero, le catene cinetiche muscolari, il core e la colonna vertebrale sono tutti partecipi a questo sistema complesso. Perciò quando si parla di potenziamento della spalla occorre sempre mantenere il controllo di ogni sua parte per assicurarne l’incolumità.

Rispondere ad eventuali patologie di questo complesso muscolare richiede una programmazione di recupero non indifferente. Bisognerà determinare un percorso riabilitativo che tenga conto di scapola, postura, corretta attivazione motoria, il tipo di respirazione utilizzata e le sinergie esistenti tra le varie articolazioni precedentemente elencate. L’obiettivo è lavorare sulla propriocettività ed enterocettività (percezione, immagine corporea, schema motorio, pattern) di modo da pianificare una corretta riprogrammazione del gesto.



Generalmente si susseguono quattro fasi per riattivare la muscolatura della spalla, di seguito se ne propone un esempio.

La prima fase rieducativa è dedita al controllo posturale e si avvale di esercizi di controllo della colonna e di riequilibrio. Al fine di attivare maggiori sinergie si possono utilizzare sedute con differenti stabilità: sedie, fit ball, tavolette propriocettive, applicativi funzionali (amaca, superfunctional, trx ).

La seconda si incentra sulla corretta attivazione e controllo della stessa. Come nella fase precedente gli esercizi potranno essere eseguiti sia in piedi che seduti, utilizzando differenti superfici e applicativi e alternando differenti respirazioni, focalizzando il lavoro sugli adattamenti indotti da queste variabili. Tutte le attività andranno svolte mantenendo il controllo posturale appreso nella fase precedente.

La terza focalizza l’attenzione su esercizi multiplanari e multiarticolari che stimolino l’attività funzionale, svolti sia a carico naturale che contro resistenza (elastici, applicativi di varia natura e attrezzi specifici) che, riprogrammando il lavoro delle catene fisiologiche, ripristinano le sinergie necessarie alla completa ripresa dell’attività.

L’ultima parte si incentra su flessione, estensione e abduzione degli arti superiori privilegiando braccio, gomito, polso, in allineamento con la colonna vertebrale e simmetricamente alla rotazione del capo. Solo in seguito si potrà reinserire l’uso di attrezzi funzionali e/o il lavoro a carico naturale allo scopo di facilitare una graduale ripresa dei gesti atletici abituali nonché delle attività quotidiane del soggetto.

È ovvio che ogni fase di recupero va pianificata a seconda del tipo di patologia in atto, con la consapevolezza che la chiave che conduce al successo è la ripetizione equilibrata e controllata del gesto per un ritorno alla vita di tutti i giorni.




Per saperne di più: Strength & Conditioning – Per una scienza del movimento dell’uomo, n°1. Gennaio aprile 2012